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sabato, 04 luglio 2009

prometto solennemente che tornerò presto.
non che qualcuno si sia accorto della mia assenza da questo ricettacolo di decadenze,eh. ma tornerò.

giusto il tempo di dimostrare al mondo che ho una perfetta padronanza della linguamortaditurno2 e delle opere liriche da mozart a sostakovic.

che Spongebob, Pecora e PadreMaronno mi assistano.

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domenica, 07 giugno 2009

[insostenibile leggerezza dell'Es]

Lolita: Lasciarsi andare, affondare nel morbido. Come sommerse dalle sabbie mobili. Chiudere gli occhi, perdere il controllo. Cosa c’è di più bello. Abbandonarsi, abbandonare tutto e tutti, scivolare.
Lucy: Di questo passo toccherai il fondo.
Lolita: Non ci vedo niente di male nel toccare il fondo. Questa lenta discesa è affascinante, non puoi negarlo. Abbandonati anche tu, dai, per una volta. Smettila di stare lì tesa a controllare tutto.
Lucy: Mai.
Marla: (timidamente) …ha ragione, Lucy. Per una volta, non c’è niente di male. E poi magari dal fondo sarà più facile prendere velocità per risalire.
Lucy: Peccato che più a fondo vai, più forza ti servirà per risalire.

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giovedì, 21 maggio 2009

[lungaisola]

questa città è un’isola. Circondata da mari infestati da coccodrilli squali e quanto di più fastidioso tu riesca a immaginare. Arrivare è complesso, andarsene è quasi impossibile.
Così la notte sogni rocambolesche fughe con l’aiuto del vento, quasi fossi un aquilone leggero, che privato dei vincoli possa andare dove vuole, e non schiantarsi tre metri più in là. Sogni una corsa ad ostacoli contro cancelli e recinti e filo spinato. Sogni passaggi segreti e scale e tetti su cui correre per non farti acchiappare. Ci riescono sempre, quando sei sul punto di vedere cosa c’è dietro la porta.
Il mio cervello è un’isola. Attraccare è complesso, salpare è quasi impossibile.

 

[l’unica cosa che devi fare]

il tempo è soltanto una grossa lampadina che decide quando spegnersi, fuori dai vetri della tua stanza. Il resto è di tua competenza. L’armatura e i capelli corti, e le voci nella testa, e i francesi ingrati.

Quando poi l’odore della legna bruciata si farà troppo pesante, pensa ad altro. Con le pupille dilatate, con la visione divina della Verità, vola altrove, più in alto, vattene.

Non guardarli pisciare sui tuoi sogni più belli. Schiantati e prendi una pala e comincia a scavare. Suvvia non piangere.

Sei solo uno strumento di misurazione tarato male.


rincorrere i sogni ci ha sempre portato fortuna


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mercoledì, 06 maggio 2009

[le conseguenze dell’amore]

 

Sono insofferente perché mi aspetto risposte a delle domande che non vi faccio. Che se anche ve le facessi. Bah.
I titoli creano troppe aspettative.

Sono rientrata nel loop del latino. Latino2 per la precisione. Che immagino sia come Fisica2 o Sistematica2 o TeoriadeiConcimi2. Compagna di questi giorni assurdi da 10 righi ogni mezz’ora, è ancora l’instancabile CattoLatinista. Si, proprio lei. Vi era mancata?
Per l’occasione, ossia la comparsa di quel meraviglioso 2 accanto alla dicitura della materia, si è fregiata di un nuovo titolo. E infatti, in seguito alle ultime affermazioni (sue) riguardanti il tempo che ci vorrà a finire il programma, l’ho rinominata CattoOttimista.
Il punto è che, se uno va a messa ogni domenica dall’età del battesimo, è normale che si convinca che con un po’ di buona volontà e l’intervento di una mano celeste riuscirà a tradurre 4 classici della letteratura latina in meno di 20 giorni.
La sua enorme fortuna è aver trovato me, che con un cinico sorrisetto sparo al palloncino delle sue illusioni, facendola dolcemente atterrare sul terreno della realtà. Puntellato di chiodi e spine di cactus.


postato da purple alle 23:23
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martedì, 05 maggio 2009

[primo maggio]



questo viaggio sembra iniziare con dei passi rumorosi sul pietrisco bianco del parco archeologico di Selinunte, passi estranei rumorosi, passi turisti puliti, passi bianchicci nordici stupiti. Si lasciano distrarre solo un attimo dal gruppetto variopinto fattone spalmato su delle panchine di legno sotto un ulivo siculo, probabilmente greco, dietro cui si staglia un cielo da tramonto incendiato, su un mare azzurro siculo, probabilmente greco.
Un attimo gli occhi si volgono ai volti giovani morbidi colorati da un vino rosso corposo siculo, probabilmente greco, volti rilassati e stanchi, di chi ha riso nelle sei ore precedenti, un attimo, e poi tornano sulle pietre morte, mai morte, del tempio “G”, sugli stipiti di case che devi immaginare quasi completamente, perché è crollato tutto, un attimo prima vedi vita ventenne sicula, probabilmente felice, un attimo dopo guardi le pietre bianche greche, probabilmente vive un tempo, un giorno che puoi solo immaginare.


Iniziare coi passi dunque. Perché la piccoletta dice : Senti il rumore dei passi? Trutt trutt? Dovresti scrivere qualcosa su questi passi. E la frase squarcia il momento autistico di riflessione su quei passi che stavo immaginando di descrivere, e non trovavo il rumore che fosse bastevole a far capire…
Trutt.

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mercoledì, 29 aprile 2009

nelle precedenti puntate:

romantic shit
sottotitolo:una Moretti fredda su una panchina in un posto inculatissimo dove non passa mai nessuno.

Ai margini della città, sul bordo della notte, invisibili in mezzo a strutture e reti. La città è un tamburo su cui scandire ritmi di passi femminei veloci e ticchettanti. E’ un prato su cui inseguire pensieri-farfalle fuggevoli e incompleti. Senza mai arrivare da nessuna parte. Sempre tenendosi per mano.

alcune necessarie precisazioni

mi chiedo se non sia una qualche forma di amore, questo.
Questa forza che ci spinge a doverci salutare appena sveglie e prima di dormire, che ci lascia con l’amaro in bocca nelle assenze, che insaporisce qualunque cosa fatta insieme, e fa sembrare pallido tutto il resto.
Questo sapore di mele dolci, e i sorrisi come esplosioni, e gli occhi da cerbiatto che ci prestiamo a turno, e i gridolini di gioia quando ci si incontra nel mondo.


avevamo frenato in tempo, ma Vittorio dietro di noi, no, ed è stato per questo che dopo la brusca frenata ci siamo schiantate sulla macchina davanti.
Il tizio col suv aveva una faccia pulita. Sul collo i segni del taglio recente dei capelli. Come di pelle un po’ arrossata per il passaggio del rasoio. Dopo aver preso i dati delle due macchine, ci ha chiesto se ci eravamo fatte male. Io no, sia chiaro. Lei ha sbattuto la testa, non so bene se per il colpo, o per il contraccolpo.
La scena è stata abbastanza insolita. Tizio col Suv frena bruscamente. Noi gridiamo AAAAH, Silvia riesce a frenare, non lo tocchiamo, ma Vittorio dietro non riesce a frenare, e boom, ci arriva addosso, spingendoci contro il Tizio col Suv. O meglio contro il Suv del Tizio col Suv. E di nuovo AAAAH, un secondo, ci guardiamo, siamo intere, scoppiamo a ridere nervosamente.
Vittorio ha una macchina rossa o bordeaux. Ha una voce particolare, bassa, profonda, chiede scusa a Silvia mille volte.

Poi ripartiamo, le auto sono ammaccatelle, ma niente che non sia risolvibile con una puntatina dal carrozziere. È più che altro il momento di spavento, ecco.

La strada per la festa non la conosce nessuno di noi. Ci arrangiamo alla meglio, con delle indicazioni telefoniche imprecise, e una cartina non troppo dettagliata.

Fw


La primavera sboccia a sorpresa sui vestiti della gente. Io mi mantengo sobria, e non smetto mai di essere folle e ubriaca. E non bado troppo a queste inconsistenti interferenze.

E poi se ti chiedo un bacio, è soprattutto l’aria malata di vertigini che mi passi, che mi interessa. L’aria tossica di erba generosamente offerta, che rubo ai tuoi polmoni, e riciclo nei miei. Pratiche romantic shit.


Fw

La pancia di Andrea balla nuda in mezzo alla stanza, ma ha tenuto la cravatta, e quindi è facile improvvisare balli di coppia tenendolo vincolato come con guinzagli dolci.
Gli altri sudano a petto nudo, ed è la fine perfetta di una festa come non ne avevo da tempo.
Quando tutti vanno via, e rimane una casa da ripulire, l’unico interesse generico è conquistare un letto e dormire. Noi abbiamo diritto a quello grande nella stanza che si chiude, perché loro possono farlo sempre, noi no.

La mattina arriva piovosa e un po’ grigia sui miei pantaloni di cotone a righe colorate.
Non fa freddo sotto il piumino che riscaldava mio padre negli anni settanta, in un abbraccio narcolettico che ingurgita qualunque inutile parola.

Non fa freddo e non sono triste, anche se te ne vai.
Forse le distanze peggiori sono quelle mentali. Quelle imposte. Quel silenzio che è una coperta pesante i cui lembi sono fissati con forza ai due lati del letto. Liberarsi è il primo atto di questa sovversiva primavera.

l'estensione massima del mio sorriso


dimenticàti archivi di pelle abbronzata e denti bianchissimi
in un tramonto molto estivo, molto siculo, molto vespista
in un costumino giallo a righe, mentre Beppe mi prende in giro dietro una videocamera
e gli altri decidono se c’è di mezzo catena o tondino o qualche altro elemento metallurgico

il contrasto col mio attuale colorito, con questo sorriso pallido.
Mh.

Se smettesse di piovere, magari.

sforzandosi di regolamentare queste infinite partite col tempo

al risveglio c’era il sole. Filtrava timido dalle imposte, indeciso, pallido. Ma era lì.
Il sogno da cui sono uscita aveva la credibilità della realtà più lucida. Era chiaro, dettagliato, preciso. Perfetto. Era una stabile e composita struttura di granito.
Ma poi quando ho allungato una mano sullo spazio onirico, è esploso in una bolla, lasciandomi sola e stupita.
E fuori c’era il sole.


In un’altra vita, una delle tante che vivo, mi sarei girata sull’altro fianco e avrei continuato a dormire. Dormire, sognare realtà inesistenti, o ricordi edulcorati, o desideri estremi.
Il pigiama a righe non è la prima cosa che vedo. Il muso di Milo, quello sì, la coda impazzita, la sua lingua rosa sul mio naso, le zampe sulla mia pancia. Un risveglio non è poi così tremendo se fuori c’è il sole, e c’è qualcuno che è felice di sapere che hai superato la notte.

postato da purple alle 10:03
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domenica, 26 aprile 2009

[ricordati di santificare le feste]

manju: ma che cazzo è sta lagna?
mutter: ah, sono quelli della chiesa che fanno il karaoke.
manju: oddio. chiamo i carabinieri.
mutter: che poi, lo facevano anche ieri, e, sai, cantavano delle canzoni sconvenienti.
manju: mamma in che senso sconvenienti?
mutter (abbassando la voce in tono confidenziale e un po' imbarazzato): eh, sai, come dire, osè.
manju: osè?
mutter: si, diciamo...PORNOGRAFICHE, ecco.
manju: oddio! ma che schifo! non ci si può fidare neppure più dei preti.
mutter: già.
manju: mamma, ma di grazia, cosa cantavano?
mutter: eh, ad esempio COM'è BELLO FAR L'AMORE DA TRIESTE IN GIù!

postato da purple alle 15:02
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lunedì, 20 aprile 2009

 

quattro anni rotten

tento di ascoltare chopin, ma il volume della tv dei vicini mi confonde. vada per i sonic youth.
questo posto si è trasformato in una gabbia dorata per poetesse-uccello.
le mie aspirazioni sono diventate vincoli.

dovrei liberarmi e spaccare tutto ancora una volta. e ricominciare, diversa.
smetterla di riciclarmi.

AUGURI MELA BACATA!
che i vermi ti divorino. che lo schianto sul terreno di ammacchi tutta. che le intemperie ti lascino marcire lentamente e irriversibilmente.
mille di questi post.

postato da purple alle 22:23
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venerdì, 17 aprile 2009

[a volte ritorno]

sottotitolo: parole da non prendere troppo sul serio, mai.

29 marzo 2009

domenica delle lacrime
domenica dell’ora avanti, del libro impolverato
dello scirocco forte contro i vetri, delle mosche in agonia contro l’azzurro spento
domenica di niente

domenica dei cani che abbaiano a niente
domenica dei furti emotivi, degli anelli sulle tue dita
del silenzio, delle parole dentro il telefono, delle lacrime mischiate


domenica della pioggia che graffia
delle parole sadiche, dei sentimenti annoiati
delle vergini meraviglie stuprate.

E tu, oppure tu, o anche tu là in fondo.
Regalatemi sempre emozioni medicina
emozioni eutanasia
cartine al tornasole che dimostrino
inconfutabilmente

Che questa è vita.

***

bottoni.
E non sai mai quello che succede tra un minuto. O due. O tra un’ora.
BOOM. 

L’eredità della confessione mi stronca. Mi infligge allucinosi taglienti.
Non riesco più a capire dove finisce il tuo sadismo e dove inizia il mio masochismo.
Nescio, sed fieri. Sentior et excrucior.
Fottiti.
Mi vesto di nero e scopro la pelle delle mie peggiori intenzioni.


7 aprile 2009 

E' come se io avessi un giocattolo bellissimo e te lo offrissi, per giocarci. E tu ogni volta lo rompessi.
O forse è già rotto di suo.
Se fosse già rotto di suo non lo vorresti ogni volta.


Una parte di me urla rabbiosa che non ti meriti niente. Non un momento per parlare, non una seconda (millesima) chance, non un bacio, non le mie parole, non i miei occhi innamorati. Ti ringhia contro, o ti ignora ad arte. Progetta esibizionismi adulterini che possano spezzarti il cuore con effetti speciali pulp.
Piccola crudele bambina, ancora sente il bruciore dei graffi dell’ultima volta. Rabbiosa cagna non ti accorda più fiducia.

Ma.

L’ultima volta che non ho perdonato me ne sono pentita. Amaramente. Per il resto della mia vita.

Non ha sapore questa apatia rabbiosa, questa inerzia divertita. Rivoglio il mio cuore impazzito, i pensieri altissimi e veloci, le labbra le mani le gambe intrecciate.
Rivoglio i sospiri e le urla, le parole che scavano, gli occhi.
I tuoi cazzo di occhi nei miei



[la chiave della felicità è la disobbedienza in sé]
(10 aprile 2009)

a volte ritornano
a volte sotto un sole che scioglie paure e pensieri razionali, a volte la lingua sul gelato alla nocciola, a volte la mia maglietta gialla, a volte su dei gradini in una piazzetta, a volte nel pomeriggio tra discorsi vani, a volte
un bacio.

Che la mancanza è una cosa che non razionalizzi, la senti in sordina, in sottofondo, in ogni secondo, così costante che te ne dimentichi, così presente che scompare, si mimetizza tra i fiori della carta da parati.
E allora prendi caramelle colorate e ti tagli i capelli perché cambi qualcosa. E poi non cambia tanto, perché lei è lì e non vuole andarsene. Appiccicata tra l’azzurrino e il rosa sporco. La ignori, ti arrabbi, la deridi, la insulti.

Poi una notte torni a casa e levandoti gli stivali sul pianerottolo ti intrufoli nella tua stanza come una ladra. Chiudi la porta, ti guardi attorno e qualcosa è cambiato. E lei, il sottofondo di questi ultimi mesi, non c’è più. E ci sei tu, e non sei sola, e sorridi, e dici fai piano, perché di là si dorme, perché nel resto del mondo nessuno è felice come te.

Forse adesso starai pensando che è uguale, che è già scritto come andrà. Che siamo troppo vili per non stare insieme. E invece io vorrei ti esplodesse in faccia la mia verità. Che è che non si torna indietro, che questo è nuovo, e bello.

Che può non piacerti quel sorriso che sorprendi nello specchio, ma è per me.

postato da purple alle 11:42
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domenica, 29 marzo 2009

[il fascino discreto dell'astrologia]

Perchè io all'oroscopo non ci credo, ma quello della Repubblica delle donne non è un vero oroscopo. E' il delirio di un ubriaco molto intelligente, o la poesia di un prete strafatto di lsd.
Due segni perchè io, come sempre, sto in mezzo.

ARIETE
(...) Tutto brulica e si sposta come in una festa senza fine, e la tristezza cronica si solleva staccandosi dall'inebriante poltiglia dove amori nuovi nascono e finiscono, tra sguardi che rilanciano passioni e tenerezza.

PESCI
Baci volanti arrivano da tutte le parti, da lanciatori di coltelli che non sbagliano mai mira. Il sogno di rimanere legati al palo e sentire i baci volanti tutti intorno si realizza. Con occhi da pesce gatto, dolce e graffiante, con lo sguardo languido li seguite.
I baci arrivano come grandinate estive, e per paura di essere felici decidete di diventare molto tristi.
Anche se schivate i baci coltello con movimenti di pinna sexy, sapete che il momento in cui sarete colpiti è vicino. Un vecchio amore ripassa davanti alle vetrine del negozio, ma è tardi per pensare al passato.

 

Nient'altro da aggiungere.

postato da purple alle 15:12
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mercoledì, 25 marzo 2009

[cit.]

Quando finii la scuola e iniziai a pensarci su, decisi che dovevo fare le cose che non si devono fare. Questo divenne il mio motto.
Man Ray

A me piacciono le persone che amano stare al mondo anche se il mondo fa schifo.
Rossana Campo

I’m bringing sexy back.
Justine Timberlake

postato da purple alle 19:56
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venerdì, 20 marzo 2009

[UN MOMENTO MOLTO STRANO DELLA MIA VITA (cit.)]


 

non so come possa capitare. è un attimo, non puoi prepararti, non puoi cercarlo.
arriva. e sei catapultata ad anni luce di distanza. in un silenzio interstellare tiepido.
e non-drammaticamente vuoto.

da questa distanza non è più così importante, questo o quello, lui o lei, è tutto un punto, denso, e lontanissimo.

Fratture.

Di fronte all’evidenza dei fatti, qualcuno tenta un gesto goffo, per celare quell’oscena nudità. Non basta. È come nascondersi dietro un dito.

La verità è che certe persone restano nella nostra vita per moltissimo tempo, superando tempeste e stagioni. Altre si dileguano alla prima pioggia, altre ancora si sciolgono sotto il sole primaverile, o soffocano con l’afa estiva.
Certo potresti fornire ripari, ombrelli, sciarpe, e d’estate bibite fresche. Ma alle volte non lo fai. Ti godi semplicemente lo spettacolo, come nell’ultima scena di Fight club.

postato da purple alle 10:21
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domenica, 15 marzo 2009



[la grazia insolita di un’ombra]



gambe sottili che escono da un gonnellino. gesti misurati ed eleganti.
vento leggero, velocità.
L’ombra che il mio corpo proietta sul pavimento della pista di pattinaggio.
(guardavo l’ombra, quando qualcuno ha chiesto “perché guardi per terra?”)
sono bella in nero, stesa sul pavimento.


Poi siamo andati a casa della piccoletta. Dobbiamo fare piano, mangiare la torta in silenzio come dei bravi bambini, soffiare sulle candeline, e cantare la canzoncina a bassa voce.
Pare che io fossi odiosa un tempo, adesso adorabile. Io non voglio essere adorabile.
La torta è buonissima. L’emozione di un morso di pan di spagna impastato dalle manine della festeggiata. L’emozione della nutella coi pistacchi.

Il resto è stato delirante e magnifico. Perfetto nel suo disordine, variegato, rumoroso, stretto. Eravamo noi, e il resto non contava, e ridevamo moltissimo di noi stessi, degli altri, di niente. Di lividi anonimi sul collo, e danze tribali inaspettate.

[...]
Ci sono domande che rimangono sospese nell’aria come palloncini pieni d’elio. Si gonfiano, prendono quota, sbattono sul soffitto. Prima o poi esplodono in una risposta ritardataria e inaspettata.
Altre sono sassi, le formuli e cadono al suolo con tonfi colossali. La risposta è sotto gli occhi di tutti, schietta, pesante. Vorresti non averle fatte, perché a quel punto non puoi più fare finta di nulla.

“a maledire certe domande che forse era meglio non farsi mai”

e anche questa volta non capiremo di cosa sto parlando.

postato da purple alle 15:18
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mercoledì, 11 marzo 2009

 

i respiri corti, le braccia piegate, le mani strette nei pugni, i capelli scossi dal vento.
muscoli contratti, sudore sulla pelle. terra gialla che scorre sotto i piedi.
Attorno, un cielo sfumato ci dice che il pomeriggio è quasi diventato sera, poi gli alberi, altri come noi, sempre più bravi, sottili, veloci, scattanti. Mostri.
Ci fermiamo stanche, e mentre i muscoli si stirano, e i respiri rallentano, con tutta l’innocenza del mondo nei suoi occhi da Bambi, lei mi chiede:
Ma il primo ripiano della credenza, lo hai rotto sul serio?

Mio fratello di là sta litigando con del pane congelato, lo sento chiaramente inveire contro l’inettitudine materna. Mia madre forse non aveva voglia di uscire a comprarlo, e piuttosto che rivolgermi la parola, ha deciso di prendere una mafalda dal freezer e metterla a scongelare. Mezz’ora prima della cena.
Adesso vado di là e lo convinco a giocare a curling. Si chiama così,no? Quello sport in cui dei pazzi inseguono una specie di bollitore? Noi usiamo il pane congelato, che scivola anche meglio.



seni seviyorum

Sto sfogliando i giorni di un’assenza, come una margherita che alla fine mi dirà chi sono.
E mi ripeto che cambierà, deve cambiare, una situazione del genere non dura, è già cambiato tutto, non te ne accorgi?
E il tuo cucchiaino di zucchero assume un sapore insopportabilmente acidulo, e anche per oggi lo maledici con tutta te stessa.


Chi non si arrende all’evidenza del cambiamento, chi non si piega in pendenza per prendere velocità, chi non accetta che sorga un sole nuovo, vive in un deserto reazionario di convinzioni morte.

E sempre scrivere nuove pagine, e mai, MAI, per nessuno motivo, rileggere le passate.

postato da purple alle 23:13
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lunedì, 09 marzo 2009

[delenda Carthago]

Pina è troppo magra. pesa 20gr. Senti, tocca, le si tocca lo sterno.
Non ci siamo. Deve mangiare di più, volare di ramo in ramo.

Alcuni cambiamenti hanno retrogusti agroamari.
Il pubblico batte più forte le mani, ti viene il dubbio che sia prostituzione. I dolci rosa e bianchi che preparano in tuo onore sono tutti quanti a rischio cianuro, i regali non li scarti. Temi che esplodano.

La strada è un tapis roulant sotto le converse marce di cinque mesi fa. Con tutto questo rimmel colato nessuno vuole venderti Aedipus di Seneca. Al massimo prendi l’autobiografia di Marilyn Manson, e vattene via. Con questi occhi pesti, la Pharsalia non fa per te.
Entrare nei negozi di giocattoli, poi. Che sfacciata. Per chi poi.
Scappa via.

Corrompi la bambina che eri e diventa un’altra. È il segreto. Corrompi quella graziosa piccola donna che faceva sempre i compiti e mangiava pane e marmellata a casa dei nonni. Ingannala, dille che tutto questo è giusto. Promettile una barbie. Promettile i pattini rossi con le ruote gialle. Ha imparato a non piangere. E se qualche volta le brillano quegli occhietti tondi, ti dirà che si è stropicciata troppo gli occhi. Le cola il naso, è raffreddata. Non piange. È una bambina grande, che credi.
Ingannala. Promettile una domenica intera in bici, promettile la festa con gli amichetti.
E nel frattempo difendila. Tienila stretta, nascondila. Lasciala intravedere a pochi delicati raggi, all’alba. Reclusa ogni tanto protesterà, ma spiegale che sta male, capirà, sarà la saggia bambina di cui siamo tanto orgogliosi.

Cambiare, a volte, significa strofinare il viso su una parete ruvida.
Le ferite si rimarginano, i muscoli si allenano, tutto diventa più solido, meno molle, meno giovane, meno fragile.
Un giorno sarò così dura che niente potra scalfirmi, senza a sua volta graffiarsi.
Tutto è diverso, la cartapesta si è sciolta sotto la pioggia, e a fare certe cose non ci riesco più.

Right face wrong time, she's sweet
(But I don't wanna fall in love)
Too late, so deep, better run cause
(but I don't wanna fall in love)
Can't sleep, can't eat, can't think straight
(I don't wanna)


La piccola grande infante prende un martello e distrugge il primo piano della credenza. Piatti piani e piattini da dolce. Senza una lacrima guarda i cocci, pronta a pagarne le conseguenze.

postato da purple alle 22:10
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